Preghiera e Paura #03

Volatori della coscienza bentornati in questo Cammino Spirituale di Ricerca Interiore in Pillole, ovvero, La Coscienza mistica in 4 minuti.

  Oggi parleremo di "Alle volte preghiamo per Paura? Quando è la paura a spingerci a pregare? Paura di cosa?"

   Anche se non si direbbe, esiste una variegata connessione fra Preghiera e Paura. Sia in oriente che in occidente. Dal Cristianesimo al buddhismo passando per le antiche culture millenarie. In sostanza uno dei motivi per pregare è la paura esistenziale, che poi si svolge e si scioglie in mille altre paure da questa derivate, come la paura di restare soli, la paura di non riuscire, di non essere all’altezza del compito, di non aver compreso o di aver frainteso il senso della vita, di aver sbagliato tutto con i figli, con la compagna o il compagno, con i propri genitori.
   In definitiva dicendo Paura Esistenziale, si raggruppano tutte le paure legate all’insicurezza personale, alla mancanza di una rettitudine interiore che ti mantiene sulla Via. Parliamo di rettitudine e non di sicurezza perché qui trattiamo della Ricerca interiore, del Cammino Spirituale e la sicurezza qui non ha spazio, come già visto, se non nella mente egoica, chi ha paura è l'Ego, creatura delle mente. Si prega, quindi, anche quando ci si sente insicuri e timorosi.
   La preghiera per domandare assistenza, aiuto, coraggio, chiarezza dove c’è confusione, per chiedere forza dove ci sarebbe resa. La preghiera, in casi estremi, per chiedere una motivazione, perché si è smarrito il senso della propria esistenza o della vita stessa. Anche in questo caso, come già visto nella puntata scorsa, la #02 intitolata “02 Preghiera e Devozione”, il solo atto di pregare non è sufficiente ad ottenere quanto richiesto.
   Rimane di fondamentale importanza il nostro vivo lavoro, il nostro impegno nella ricerca interiore, il sacrificio che compiamo nell’adoperarci a chiarire la nostra esistenza, a sciogliere i nodi e a trovare quali sono le porte che ci permetteranno ogni nostra trasformazione, interiore e quindi esteriore. La preghiera rimane un utile strumento solo se è nelle mani di un cercatore attento e solerte, astuto, dal cuore sincero, limpido nell’agire e umile verso tutto il creato.

Tenshiro (#03)

Era un bel mattino di inizio maggio, l’aria fresca invitava al passeggio nella natura. Tenshiro, che ora era giunto all’età matura, s’incamminò verso un posto sulla riva del fiume che amava, un posto diverso dall’approdo nel centro storico: qui c’erano molti alberi, molto verde e sentieri stretti fra erbe alte e piante di fiume; molte grandi rocce bianche erano proprio nell’ acqua, a lavarsi e lisciarsi con cura in un suono di schizzi e piccoli gorghi. Lì nei pressi sorgeva un maneggio e una scuola di equitazione: l’odore dei cavalli, i loro nitriti e il profumo del fieno facevano da cornice a questa scena verdeggiante e fresca, molto tranquilla. Tenshiro si era portato un piccolo libro acquistato da poco e non ancora aperto. Era un libro fondamentale, un classico del cammino interiore ermetico, molto antico. Aveva la copertina tutta bianca e il titolo di un bel rosso acceso. Lui sentiva dentro che quel giorno si trovava davanti a una grande porta, stava per iniziare un pezzo della sua via interiore molto impegnativo. Sentiva dentro la solennità del momento nell’aprire la copertina e nel leggere le prime righe. Non provava paura, un po’ di timore forse si, infondo sapeva essere un lavoro per la vita, un lavoro che conduce a porte che non si passano due volte. Sentì dentro che la paura, alle volte, si manifesta sotto altre forme e l’accettò. Allora la sua attenzione volò per prima alla natura che lo circondava, non pregò direttamente, ma in silenzio in lui sorse l’invocazione a quella natura che lui sentiva proteggerlo e assisterlo, condurlo, guidarlo. Così si fece coraggio e varcò la soglia: c’erano scritte dieci parole soltanto, le prime, dure come mattoni in un muro antico, le lesse e restò un attimo attonito, quasi non sapendo cosa succedesse dentro di lui. In vero, molte cose stavano cambiando dentro. Come ogni varco conduce a nuovi paesaggi così ogni mutamente della coscienza porta un po’ di disorientamento. Tenshiro era cosciente di questi movimenti, di questi processi mistici, ma per ora si limitava a sorvegliarsi con diligenza e scrupolo. Con soave calma e maestosa delicatezza richiuse la copertina su quelle dieci prime parole del libro mistico. Ora il suono dell’acqua gli stava mostrando quanto fosse possibile andare oltre e quanto fosse arduo il cammino attraverso quel muovo paesaggio abitato da ogni difficoltà immaginabile. Quel che Tenshiro lesse, infatti, non poteva essere capito, era uno scritto ermetico, sigillato alla mente, invisibile alla logica, estraneo al pensiero, ma così fluido e naturale da non poter essere fermato in alcun modo: bastava continuare con leggerezza e coraggio. Si alzò lieve, si lasciò alle spalle il ponte San Francesco e solenne passeggiò ancora un po’ la dolce riva mormorante del fiume, verso sud, verso valle.

12 ago 2020                         Claudio Panicali

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