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INTRODUZIONE Al Vol. 2

    Una raccomandazione importante: come pure il Vol. 1, “Della Coscienza, dei Mondi e delle Dimensioni”, questo è un saggio ed una guida alla ricerca interiore, detta anche “La Via”. Per il Buddha, Siddharta Gautama, “La via del superamento della sofferenza e della liberazione dal dolore”. Anche senza così ardite similitudini, rimane comunque un percorso interiore autentico, alla ricerca del Sé, della propria vera natura.
   Questa collana di libri, in definitiva, non rappresenta una disciplina e nemmeno una religione; non è, per inciso, un metodo o una pratica di esercizi. Questi volumi, della collana “La Coscienza”, sono unicamente frutto dell’esperienza personale di alcuni decenni, non provengono da speculazione mentale, dalla quale, si cercherà sempre la debita distanza. Nemmeno sono una semplice raccolta, a mo’ di ricerca-collage, istruita cogliendo, qua e là, fra le discipline in voga o passate, ma contengono, questi volumi, solamente temi autentici e originali.
   Premesso, che gli esseri umani, sono tutti uguali, questa guida, sia d’aiuto e luce per illuminare il passo ad ogni viandante sinceramente impegnato, che viaggia libero dai nomi e svincolato dai metodi: dare un nome o una forma, a questi contenuti, non è solamente molto difficile, ma addirittura fuorviante. Il miglior suggerimento che una guida autentica possa dare è “Sii libero da tutte le guide, passa rapido come l’acqua e leggero come la farfalla, cogli ciò che utile e prosegui il tuo cammino”.


   Estratto, dal Cap.2 "L'Ambiente

   Il luogo in cui viviamo, la nostra casa, la nostra città, le persone che frequentiamo, i luoghi che amiamo e quelli nuovi e sconosciuti. Ciò che è davanti ai nostri occhi e nei nostri pensieri come percepito, riconosciuto e vissuto. Ciò che, di questi incontri, con conoscenti, in luoghi nuovi e non, ricordiamo, le esperienze passate, ciò che amiamo raccontare della nostra vita, tutto ciò che essa ci suscita, doloroso o piacevole che sia, ebbene, lo definirò, inizialmente, L’Ambiente, cioè il “luogo-non luogo” in cui la mente, o la nostra percezione di noi stessi, si muove, all’interno dell’universo e per mezzo di questo corpo.

   Non è un compito facile, definire se l'universo possa essere una realtà soggettiva oppure oggettiva. Se fossi con le spalle al muro, senz’altro direi: “entrambe le cose assieme e nessuna delle due al contempo”. Recenti ricerche e studi, tendono a evidenziare una natura dell'universo totalmente trascendentale e, ciò, non tanto quale "strascico filosofico" delle dottrine new-age anni '70, ma, in accordo sostanziale, con le più avanzate scoperte in campo di fisica quantistica [vedi esperimento di Copenaghen].

   Per ora noi ci limiteremo a definirla una realtà Ambientale, una realtà percepita, l'Ambiente, appunto [“Il Big Bang è un termine improprio perché non c’è stata una sorta di esplosione, dato che non c’era nulla di esistente che potesse esplodere. È l’origine dell’universo. Se quest’universo, quindi, ha avuto un inizio, allora la causa dell’universo non può essere una parte dell’universo. La causa deve essere trascendente, come l’idea cristiana di Dio” Michael G. Strauss, fisico delle particelle del CERN di Ginevra e docente presso l’Università dell’Oklahoma].

   Da un certo punto di vista, come dicevamo nell’introduzione, l’ambiente è molto concreto, ha denotazioni fisiche tangibili; questo contrariamente alla percezione che abbiamo di noi stessi, del nostro volubile umore, dei nostri continui cambiamenti: dall’esaltazione gioiosa alla depressione più totale, dalla più acuta e produttiva acutezza mentale alla demenza di certi giorni in cui non troviamo gli occhiali sulla testa o le pantofole ai piedi. Tuttavia, da un altro punto di vista (si potrebbe dire diametralmente opposto, ma ne vedremo più avanti il motivo), l’ambiente ha perso totalmente di “realismo”, di tangibilità, è divenuto fluido, mobile, più etereo e fluttuante, sensibile e variabile alla nostra percezione e non viceversa.

   Noi stessi, invece, siamo divenuti più stabili emotivamente, più sicuri nelle reazioni e nelle azioni, più risoluti nelle intenzioni e molto limpidi nell’espressione e nella comunicazione. Questa duplice visione dell’ambiente è un punto molto importante, comprenderlo intimamente (cioè riconoscerlo) è indicativo dello stato intimo dell’essere, del suo grado d’avanzamento spirituale, del suo livello energetico, della sua sensibilità verso l’Essenza.

   Facciamo un esempio sintetico: mi sveglio al mattino, non ho un umore particolarmente accentuato, sono sereno. Ciò che percepisco, della realtà, non è altro da me; ciò che mi accade attorno è il riflesso del mio stato interiore. La realtà, il mondo che mi circonda, il mio mondo interiore, tutto quello che percepisco, la coscienza, sono una sola cosa. Nessun aspetto, fra tutti, è influente sugli altri, nessun aspetto è influenzato dagli altri, ma tutti agiscono all’unisono: Coscienza. Sono sereno. Questo stato rilassato dell’essere è, tuttavia, uno stato mistico molto avanzato.

   Per quanto non ci sia un reale ordine cronologico per l’acquisizione dei gradi di coscienza, questo descritto, deve giungere dopo altri stati, dopo altri gradi di coscienza nei quali si è già acquisita familiarità col rapporto fra “Interno” ed “esterno”, quindi, quando si è già superata la “dualità” e la si è completamente trascesa: la realtà non è più duale, non più conflittuale e contraddittoria, il punto di vista su di essa è estremamente più elevato.

   Se quest’ultimo stato di coscienza non fosse già stato acquisito, il “rilassamento” sopradetto, porterebbe inevitabilmente ad uno sterile quietismo, ad un non-fare che non è il Wu-Wei taoista ma semplice inattività, inedia. Questo velenoso stato dell’essere non porta a crescita interiore, ma blocca completamente il progresso e genera, a lungo andare, vulnerabilità molto accentuata, contrasti, dolore e insofferenza acuta. Diventa, insomma, molto presto, un nuovo aspetto dell’ego, uno stato per nulla differente da quello in cui si trova qualunque essere umano che mai abbia sentito parlare del cammino.

   Ancora una volta, il buon senso e la nostra sensibilità, fanno, qui, la differenza e si pongono come silenti buoni compagni di strada. La ricerca interiore, il fine della consapevolezza, di una più vasta coscienza, il progresso e l’emancipazione umana, sono qualcosa di molto importante ed impegnativo: credere di poter usare scorciatoie o metodi rapidi, equivale a sprecare la propria vita e la propria energia in attività vane. Così come, sono da guardare con perplessità i risultati eclatanti, le gioie smodate, i momenti di estasi incontenibile: la Via Superiore, rifugge da ogni eccesso, la Via Superiore richiede maturità e calma, ogni infantilismo o fanatismo, saranno evitati come dannosi e fuorvianti.

   Ogni promessa di grandi acquisizioni interiori, di grandi poteri della mente sul prossimo, di guadagni immediati, è da ritenersi inganno malevolo. La bibliografia moderna è ricolma di corsi, tecniche, metodi, discipline occulte, misteri arcani. Un tempo, esisteva un termine che definiva la giusta condotta, difronte a questi casi: “continenza”. Da quanto scritto da Sant’Agostino, si rileva che, la continenza, è un dono spirituale. Esso ci è dato, proprio, per aiutarci ad evitare gli eccessi nei comportamenti.

   Oggigiorno, un valore che stiamo smarrendo, è quello del “sacrificio”. Stiamo vivendo un’epoca di desideri ed ambizioni sfrenate, un’epoca in cui ogni cosa bramata deve essere ottenuta in brevissimo tempo, freneticamente. Il valore del sacrificio non viene più divulgato, il valore della dedizione, quello della passione, della calma, appartengono, nell’odierno senso comune, ad altre dimensioni, ad altre ere, ai tempi passati. Inutile dire che non è così: se ci applichiamo alla ricerca interiore, questi sono valori fondamentali e fondanti, senza i quali, ogni lavoro, sarà reso vano dall’impazienza e dall’aspettativa frenetica dell’ottenimento. In particolar modo, il sacrificio. Esso è lo strumento, vero e proprio, che ci permette di “misurare” la qualità del lavoro che stiamo facendo.

   Come? E’ un’equazione molto lineare: tanta energia s’infonde in un lavoro e tanta, in egual misura, ce ne sarà ritornata al suo termine. “Qualità”, un concetto oggigiorno reso sconosciuto (se non fosse per i manifesti pubblicitari che “inneggiano” ad un arredamento “di qualità” ma, volontariamente, omettono di specificarne il grado). La qualità del lavoro svolto, invece, ha una precisa misura, si valuta in base alla fatica fatta per portare a termine quel lavoro: poca fatica fatta, uguale scarsissima qualità. Molta fatica fatta, uguale alta qualità. Immane fatica e grande energia spesa, uguale qualità eccelsa.

   Ecco, quindi, riferito all’ambiente, che è il tema del presente paragrafo, che il peso e la considerazione attribuita da noi ad ogni cosa, sia verso l’interno che verso l’esterno, sarà importante e decisivo. L’essere sbrigativi, veloci e superficiali, non gioverà a nessuno. Viceversa, la calma, la ponderatezza, lo stile pacato, la dedizione, non mancheranno di dare buoni frutti.

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