Cheffreddo!!

   Giusto ieri mattina, verso le sette, sono entrato nel bar vicino casa per un caffè, come faccio ogni tanto. Sfregandomi le mani, scherzosamente, esclamo alla ragazza del bancone: “Ci saranno meno trenta gradi!”. Lei, stavolta, non è scherzosa, ha il volto serio e l’espressione stanca. Infatti, subito mi dice che la gente si lamenta sempre, se hanno il lavoro e se non ce l’hanno. Indaffarata e agitata, dice: “Si guardassero un po’ intorno, a quelli che stanno davvero male!”. Indubbiamente stava soffrendo lei stessa per una situazione familiare. Non ho replicato, era evidente che aveva bisogno di sfogarsi, era stanca (aveva preso al volo la mia scherzosa lamentela). In effetti, non si è accorta che, lei stessa, si stava “lamentando”.
   Accade spesso, infatti, che parliamo del prossimo in termini critici ma potremmo, in quel momento, parlare di noi stessi. Perché accade? Purtroppo non è facile individuare il “gioco” della mente. Ognuno, che è un cercatore impegnato e serio, deve riuscire a capire al volo se è l’IO a parlare (la mente) o se è il SE’. Alcuni, almeno in principio, non sanno vedere la differenza, credono di essere “sempre” loro stessi, ma non è così. Nel Vol. 1 “Della Coscienza” abbiamo visto quale sia l’origine del pensiero e quale quella dell’ispirazione: sono due cose molto diverse.
   C’è un modo empirico, ma molto semplice, per accorgersi quando è l’ego a dominarci e quando invece siamo liberi da esso e coscienti nel nostro SE’: ogni volta che hai uno scontro verbale con qualcuno che non ti approva, o addirittura che t’insulta, qual è la tua reazione interiore (quella esteriore viene dopo)? Ti senti punto nel vivo? Ti senti alterato e in fermento dentro? Ti senti sconvolto nelle tue certezze? Offeso? Alterato e trasportato a rispondere “per le rime”? Ti brucia? Bene, questo è il segno che sei in preda del tuo IO, dell’ego.
   Questo è il segno che è molto facile parlare di volersi bene, di amare, di essere tutti fratelli, ma poi, all’atto pratico, basta che una persona sofferente ti manifesti il suo disagio e tu subito l’attacchi, l'escludi, la rifiuti, la insulti e l’allontani. Se parli di fratellanza e di scambio d’amore vicendevole, dovresti soccorrere quella persona, ascoltandola, restandole vicino, non rifiutandola.
   Se qualcuno ti offende, cosa voleva dire “Porgi l’altra guancia”? E’ difficile vero? E’ molto difficile da digerire, ancor più da praticare. Sai perché è così difficile? Perché crediamo di essere in pace, ma è solo un’idea. E’ solamente un’idea mentale di stabilità emotiva che abbiamo costruito. Non è altro che l’Ego, L’IO che costruisce la sua identità di persona pacificata. La realtà è molto diversa.
   Chi pratica la Via di Consapevolezza dovrebbe conoscere l’umiltà, prima ancora della pace interiore. L’umiltà gli dà la capacità di non eccedere mai nell’arroganza, di fare un passo indietro ogni volta che qualcuno, meno accorto, tenta di prevaricare. Soprattutto, l’umiltà, porta in se la capacità, ogni volta, di guardare se stessi, nel momento, all’istante: non volgere l’attenzione di fuori, ma dentro.
   L’universo pone il viandante continuamente alla prova e gli fornisce ogni momento dove potersi specchiare. Ecco la differenza fra l’IO e il SE’ ed ecco come distinguerli. Di qui in poi, che ognuno possa ottenere lo specchio più lucido che sia possibile, l’Universo è qui solo per questo, con così tanta compassione.

13/Gen/2019                          Claudio Panicali

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Cpertina Della Coscienza Vol1 2 3 Minijpg

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