A Che Serve 'Sta Vita? #88

  Perché le centomila Vie sono tutte uguali? Perché non si può sceglierne a caso una? E’ vero che si può perdersi?

 

    In questa via di ricerca interiore qualunque attività umana e, in special modo, le forme d’arte, sono da considerarsi a tutti gli effetti una Via, un cammino spirituale, un percorso mistico. Vedi le arti pittoriche, quelle musicali, poetiche, narrative, quelle teatrali e cinematografiche, senza trascurare le arti culinarie ed erotiche.

  Possiamo però anche comprendere nel cammino spirituale anche attività umane come il lavoro, di qualunque tipo esso sia, dal lavapiatti al cosmonauta passando per lo stradino o per l’idraulico, dallo scienziato ricercatore al pescatore di perle; ovvero, tutti i mestieri possibili.

    Fra le attività umane di ricerca interiore, si possono incontrare quelle di origine sciamanica, vale a dire tutta quella serie di pratiche mistiche che fanno uso di sostanze psicotrope, cioè allucinogene, che alterano lo stato di percezione, cioè di coscienza. Nel primo volume, nella Collana “Della Coscienza”, intitolato “Della Coscienza, dei Mondi e delle Dimensioni”, al cap. “Diagr 4 – Stato Alterato-Droghe”, abbiamo visto come la Coscienza si muove nel caso di assunzione di sostanze che mirano chimicamente ad alterarla nel suo rapporto con la fisicità del corpo umano e del mondo circostante tutto.
  Cosa emerge da tutto ciò? Emerge che la nostra esistenza umana su questa terra ha un preciso significato (vedi 2 video e 2 articoli Qui, Qui, Qui e Qui). Emerge che l’essere umano viene in questo mondo, come si dice, con una missione da compiere e non a caso. Credere di non avere nessuno scopo è solamente indicativo di noncuranza e di superficialità; due caratteristiche che fanno sempre capo alla paura d’esistere, per esteso, alla paura d’amare.

  In fin dei conti, si dovrebbe vedere bene che qualunque attività umana è una Via per il Sacro, una Via per l’Essenza, una Via di ricerca interiore, una via spirituale e mistica. Perché tutte le attività umane e non solamente alcune? Perché le attività artistiche e creative si pensa siano una Via di realizzazione e non un lavoro comune? Perché alcuni credono che solo per mezzo di sostanze chimiche si possa toccare l’Eterno? Abbiamo parlato di schemi mentali nell’articolo #67 “Cinque Sensi” e nel video relativo il #67, per una ragione precisa: è molto difficile vedere gli schemi di pensiero, perché l’Ego li protegge, la Mente li alimenta e mantiene, ne è costituita. Quindi ne deriva che o si usa l’Intuito, cioè il Cuore, o ci si illude semplicemente e non li si individua veramente.

   Cosa vuol dire “Individua veramente”? Gli schemi di pensiero sono ciò che costituisce il pensiero logico, il pensiero mentale. Non possono far parte della Ricerca Interiore e del Cammino Spirituale in quanto non sono in direzione del progresso interiore. Dobbiamo andare in direzione del Cuore, dell’Intuito puro, dell’Anima, dello Spirito, dell’Essenza. Andare in direzione del Sacro, del Divino, presuppone che si sia già abbandonato e che più non ci si curi del pensiero logico, della mente, della Conoscenza. Quindi per fare nuove esperienze o ci si affida al cuore o si prendono comode scorciatoie: le sostanze chimiche. Come i saggi sanno, l’esperienza vera è quella fatta anche di sacrificio, di attesa, di lavoro e di speranza o fede. Non esistono scorciatoie al lavoro. Perché? Ecco appunto il motivo per cui ogni lavoro, anche il più comune, è una via. Solo una persona saggia sa che le sostanze chimiche sono estremamente pericolose; ma sa anche che qualunque attività umana lo è. In alcuni casi, alcune attività sono più mortali delle sostanze.

   Per tirare un po’ le fila del discorso, vediamo che le 100'000 Vie sono tutte basate sui sensi, la terra, il corpo, questa materialità; devono essere solo un mezzo, non ci si deve far distrarre e distogliere da loro. Purtroppo sono molte le persone che avendo a disposizione un corpo ne fanno il loro personale paradiso in terra. Inutile dire che sciupano la loro esistenza giocando con qualcosa che è solamente uno strumento per arrivare ad altro, “oltrela materialità.

    Sarebbe un po’ come avere nel giardino di casa una Ferrari formula-uno e passare il tempo a lucidarla, cambiare le finiture, modificare i dettagli, cambiare il numero, ridipingerla: anche se può sembrare appagante, ci lascia comunque con un desiderio inespresso di qualcosa che non conosciamo, che intuiamo possa esistere ma che non abbiamo mai sperimentato; stare in giardino, non è quella la sua funzione. Per l’essere umano è la stessa cosa: usare il corpo in qualunque attività immaginabile, oltre che potenzialmente pericoloso, non è appagante; o meglio, può appagare i sensi ma non l’anima: rimaniamo malinconici tristi dentro, vuoti di sostanza, inadeguati, inconcludenti. Spesso questo genera malcontento, frustrazione, stati patologici e di violenza incontrollata: intolleranza.

  Abbiamo parlato delle Arti come via o cammino spirituale e abbiamo incluso il sesso; abbiamo parlato del lavoro come una via di ricerca interiore e abbiamo incluso l’astronautica; abbiamo parlato di scorciatoie e abbiamo parlato di sostanze psicotrope come percorso mistico. Cosa si evince da ciò? La vita umana è davvero pericolosa e breve e molto allettante; tuttavia, se non usata per lo scopo che ha, ci farà smarrire fra le sue stesse pieghe, fatte di piacere, di libidine, di adrenalina, di estasi sensoriale, di fascinazione e dolce smarrimento, l’oblio di se stessi. Sostanzialmente e per raggruppare un po’, esistono mestieri come il pilota collaudatore, malato di adrenalina; esistono praticanti attività sessuali religiose, malati di narcisismo; esistono praticanti le arti mistiche allucinatorie, malati di degenerazione neurale.

   Se, per correttezza descrittiva, considerassi per ognuno di questi tre grandi gruppi il loro opposto, dovrei dire: esistono impiegati d’ufficio malati di apatia e pigrizia esistenziale; esistono persone senza più nessuno stimolo sessuale, malati di inerzia e passività; esistono persone che circoscrivono talmente tanto l’uso di sostanze da poterne fare un uso quotidiano e continuativo, malati di tumore. In questo modo ho voluto raccogliere fra i due stremi tutti i casi possibili dell’esistenza umana, così da non escludere nessuna pratica e nessuna attività. Questo per dire che ogni attività umana è uno strumento, ma non più di quello: una volta ottenuto lo scopo, il mezzo va abbandonato, altrimenti si rimane invischiati, trascinati, affascinati, abbacinati, accecati.

   Ricordo molto un film di avventura, protagonista un esploratore di fantasia molto conosciuto, c’è un passaggio in cui viene aperto un antichissimo sarcofago. Lui, saggiamente, raccomanda perentorio ai suoi amici più stretti di chiudere gli occhi e di non aprirli qualunque cosa fosse accaduta. Ovviamente vi fu chi, assetato di potere e bramoso di ricchezze non seppe resistere alla tentazione di guardare e tenne gli occhi ben spalancati: la luce fiammeggiante che uscì dal sarcofago passò per gli occhi aperti e bruciò completamente quei corpi inermi uno a uno incenerendoli.

   Ecco, l’esistenza umana somiglia moltissimo a questa descrizione. L’unica differenza è che l’uomo nasce a questo mondo quando il baule è già stato aperto: sta a ognuno di noi comprendere che siamo tutti cercatori e che c’è un momento preciso in cui chiudere gli occhi per non restare accecati e poi inceneriti.

   C’è anche un’immagine che molti filosofi contemporanei e saggi poeti usano per descrivere tutto ciò, lo fanno mediante l’analogia col “paese Dei Balocchi”, oppure con quella del “Luna Park”, detto anche “Le Giostre”.

 

03 ott 2020                         Claudio Panicali



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