Preghiera e Rito #05

   Conosciamo dei riti? Ne pratichiamo alcuno? Servono i riti? A cosa? La preghiera può vestirsi da rito.


  In ogni parte del mondo andiamo possiamo assistere ai riti, in particolare a quelli religiosi. Se andiamo a vedere l’etimologia della parola “rito” subito incontriamo il suo antico significato e ci rendiamo conto di come esso non sia che l’immagine di qualcosa che non esiste più da tempo: l’esperienza spirituale che ispirò quel gesto non è più lì, come l’essere umano che l’ebbe.

   Quindi la preghiera che assume la forma del rito, decisamente non è un atto spirituale né tanto meno lo può ispirare. Dobbiamo sempre ricordare e tenere ben presente la natura della mente umana: i gesti, come i pensieri e quasi sempre le azioni, non ci appartengono veramente, ma sono frutto d’ispirazione, ci colgono, ci sorprendono, non nascono da noi. Chi crea da quelle azioni delle immagini e ne deduce dei significati da ripetere in gesti cerca solamente di impadronirsi di quell’azione, di farla sua per auto celebrarsi; chi fa questo è la mente egoica, l’ego in definitiva.

   Se entriamo in un tempio e accendiamo un incenso, così come facciamo da tempo, abbiamo compiuto un gesto sacro? Può giungerci un’ispirazione spirituale? Assolutamente no. Se ci sentiamo particolarmente ispirati, sereni e generosi, grati per un sentimento che proviamo dentro e per ringraziare accendiamo un cero, compiamo un gesto mistico? Può darsi di sì. Lo possiamo ripetere quello stesso gesto? Assolutamente no. Non prima che nuovamente ci saremo sentiti ispirati, diversamente non sarebbe che un nuovo rito, rituale, una cerimonia vuota di senso. La verità è ancora e solamente una: se ci si vuole accontentare della buccia del frutto per essere più sbrigativi e meno impegnati nella vita, scegliamo il rito; così non otterremo nessun nutrimento spirituale, ma l’immagine e la facciata sono salve.

   Se ci rendiamo conto che stiamo gettando via il frutto, allora qualcosa cambia. Il senso mistico ci ha colti per via e ora ci sta indicando il cammino. La preghiera non può essere un rito. La preghiera deve essere un dialogo con l’eterno. Si può ripetere? Provate a ripetere il discorso varie volte e indipendentemente dalla risposta del vostro interlocutore e vedete cosa accade. Il dialogo deve essere fresco, vivo, vitale, acceso, appassionato, creativo, attento, lucido, limpido e chiaro, luminoso.

 

Tenshiro.

Della grande città Tenshiro amava particolarmente i luoghi più antichi, i piccoli borghi medievali, le antiche stradine odorose di umido, di pesce, di cibo cotto. Erano le stradine antiche che scioglievano i loro grovigli di case storiche e bottegucce molto vicino all’argine del fiume, il luogo dove sorgevano le antiche pescherie, gli artigiani, i fornai e ogni commercio possibile. Trovava che ci fosse qui un silenzio antico, che non è solo una mancanza di rumore, ma proprio una voce arcana, che chiamava per avere pace. Come se gli antichi abitanti e commercianti di quei luoghi fossero un po’ rimasti in attesa di risolvere la loro esistenza, che così trascorsa era mancante di qualcosa.

   Tenshiro, aveva già incontrato spesso i riti religiosi sulla sua strada e aveva ben visto quanto fossero pericolosi, specialmente per le persone con scarsa consapevolezza. Passeggiando quelle viuzze odorose, sentiva ora il bisogno di volgere un pensiero più profondo a quelle povere anime in pena che chiedevano un chiarimento. Quantomeno, questo era ciò che lui provava dentro. Così non perse tempo: andò in direzione della chiesa più vicina, era il duomo, varcò l’imponente soglia e risoluto si diresse verso il trespolino delle candele votive. Mise una moneta per pagare e preso un piccolo cero lo accese volgendo il cuore a far luce per la via di quelle anime disorientate.

   Tenshiro non considerò mai questo momento come un rito, sapeva bene che non lo era. La differenza era chiara: Se prima sorge l’ispirazione, quella preghiera è spontaneamente spirituale; viceversa, se prima nasce il gesto, si tratta solo di un atto rituale, vuoto di senso profondo, finalizzato a tutt’altro che all’evoluzione interiore. Soddisfatto, sentiva dentro d’aver fatto la cosa giusta, volse il cuore al grande portale e uscì sereno nella luce del mezzogiorno. Tornando a passeggiare gli stessi vicoli di poco prima, Tenshiro, considerò che alcune cose che un tempo erano moleste e deleterie, se messe nella giusta luce mutano e divengono alleate. Così leggero si diresse ancora verso il fiume a rendere omaggio per questa nuova realizzazione.

 

17 ago 2020                         Claudio Panicali

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