La Tazza Vuota?

   Nella Meditazione Zen e Taoista (sono quasi la stessa cosa ed hanno origine entrambe in Cina nel III /IV sec. a.C. vedi https://it.wikipedia.org/wiki/Taoismo), si parla compiutamente e con molta enfasi, del "vuotare la propria tazza". E' un argomento abbastanza ostico se riferito alla cultura occidentale, cui siamo ancora fortemente radicati, mentre lo è molto meno in oriente, ma si tratta solamente di culture differenti, di educazione e quindi di ambienti molto diversi. Per riuscire a comprendere ancora un po' cosa significhi questo detto ("vuota la tua tazza!") poniamo il caso accaduto in Cina presso un monastero Zen circa nell'anno1910: il maestro Zen Nan-In ricevette la visita di un professore universitario che desiderava porre alcune questioni per indagare sulla disciplina dell’illuminazione, o Zen. Dopo i saluti formali, si accomodarono ed il maestro Nan-In servì il tè al professore: lentamente e con molta cura versò e versò ancora fino a che la tazza non fu ricolma, continuò a versare ed il tè si sparse fuori dalla tazza traboccante. Il professore, inizialmente osservava, ma poi esclamò deciso: “Basta! Non ce ne sta più!”. Allora Nan-In, disse: “Proprio come la tazza ricolma tu sei venuto qui carico delle tue nozioni e congetture e idee personali, ma se non vuoti prima la tua tazza come posso io versarvi il mio tè?” (parlarti dello Zen).

   Così com’è, è un po’ cruda per noi occidentali, abituati ad esporre ed imporre le nostre idee anche quando domandiamo. Spesso, anzi, partiamo prima col presentare il nostro pensiero, poi domandiamo. Il professore, appesantito del suo bagaglio di idee, supposizioni e teorie filosofiche, non poteva sperare di chiedere circa qualcosa che attiene invece molto di più alla vacuità, alla semplicità, all’eternità del momento presente. Il modo di porsi verso il prossimo di noi occidentali è molto arrogante, è irreverente ed aggressivo. Fate caso quando ascoltiamo qualcuno a come ascoltiamo: magari ci annoiamo, gli guardiamo le scarpe e poi il ridicolo cappello che ha in testa. In vero non ascoltiamo affatto ma dentro di noi stiamo analizzando, chiacchierando, giudicando, confrontando in continuazione. Non siamo presenti, siamo totalmente in noi stessi: una tazza piena fino all’orlo. Motivo? Sempre e soltanto “Paura”. Paura che le nostre idee, che custodiamo gelosamente, possano essere sopraffatte e soppiantate da altre mai viste prima. Più che paura è terrore: il pensiero che combatte continuamente per rimanere “presente”. Ma in questo modo, non sappiamo ascoltare, non sappiamo metterci in comunicazione, non sappiamo relazionarci. Ci hanno educati ad apprendere continuamente nozioni, ma non a comunicare, non ad ascoltare. Ci hanno insegnato la prepotenza e la sopraffazione verbale, non il dialogo. Ci hanno insegnato a perire, non ad evolverci! Ora abbiamo un doppio lavoro da fare, se vogliamo evolverci: dimenticare come usiamo le nozioni acquisite (vuotare la tazza) e riuscire a vivere la quiete creatrice dell'Essenza (Zen). Nell’educazione degli antichi saggi taoisti si insegnava: “Nella cultura si apprende ogni giorno un po’, si aggiunge ogni giorno qualcosa. In questa Via ogni giorno si perde. Si perde ed ancora si perde, finché si arriva all’essenziale” (Lao-Tzu, il Libro Del Tao E della Sua Virtù, Tao-Te-Ching).

   L’argomento della paura tornerà: trovo sia molto vasto ed interessante, nel frattempo andrei a vuotare un po’ la mia ciotola di legno … vi dirò com’erano le mie fragole.

21/apr/2018              Claudio Panicali

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