Preghiera e Amore #11di12

La Preghiera Spirituale è un atto d’amore? Se si, quando? Se no, perché?

    Siamo alla penultima puntata, sento che dobbiamo rendere omaggio all’Amore trattando l’argomento nel quadro della Preghiera, argomento centrale in questa nuova serie di video. Vorrei fare una brevissima premessa per evidenziare che moltissime persone nei loro pensieri identificano la preghiera con la chiesa, con il clero, con idee di corruzione legate ad alcuni soggetti per nulla spirituali. Vorrei dir loro che la preghiera è qualcosa di estremamente intimo e delicato, lungi dall’essere un’orazione o una recitazione fredda e meccanica, asettica. La preghiera, alle volte, è anche solamente alzare gli occhi al cielo per dire grazie, alle volte è solo un sentimento profondo e fuggevole che ci fa compagnia un istante, quando ne abbiamo più bisogno: la preghiera, in un cammino spirituale di ricerca interiore, è puramente Comunicazione, prim’ancora che domanda. Se è domanda, è richiesta di comunicazione ancor prima d’ogni altra cosa.

   La preghiera è comunione col Sacro, con quanto di Divino è in noi e con quanto di Eterno percepiamo in noi, nel cuore, nell’intimo nostro. Ecco, terminata questa premessa, vorrei dire soltanto che l’unico impedimento a percepire dentro un sentimento tanto delicato e profondo è l’idea, il pensiero, la mente, l’ego (sono tutti la medesima cosa). Fateci caso, provate a percepire cosa vi passa per la testa leggendo LA PREGHIERA, quindi rendetevi conto, vedete cosa appare. Apparirà ciò che percepite di voi stessi: Amore? Ispirazione Divina? La Chiesa? Ricordi D’Infanzia? L’Educazione? Repulsione? Paura? Solitudine? Immagini che non vorreste? Idee che vi siete fatti in passato e ora risfoderate? Vedete quante ce ne sono? Sicuramente ce ne sono molte altre. A dire il vero, sono infinite.

   La prima voce che ho citato è Amore, non ha bisogno di tanti sinonimi o varianti: chi lo prova non ha tempo per pensare fredde idee, non più, gli basta di viverlo, è quanto serve. A ben guardare, la preghiera non è, in origine, una richiesta qualunque: tutto ciò che si chiede è solamente un “contatto”. Quando sorge dentro l’ispirazione alla preghiera, ciò è già tutto ciò che desideriamo e di cui abbiamo bisogno intimamente. Ogni cosa oltre questa è un’aggiunta mentale. Se ci si attiene a questo principio, l’Ego e la mente non hanno più nulla da dire se non vanamente. Possiamo iniziare a non curarcene più. La ricerca interiore, un cammino spirituale e mistico iniziano proprio così.

Tenshiro (#11di12)

Alla soglia dei cinquant’anni Tenshiro aveva visitato tutti i luoghi che gli era consentito di visitare, aveva udito tutte le parole del mondo, tutte le richieste degli uomini, aveva visto ogni loro sogno e ogni loro aspirazione. Aveva messo in funzione tutti i “mezzi abili” per poter ascoltare chiunque e per chiunque avere una parola. Ora poteva “tornare”. Tenshiro s’era applicato molto e con grande scrupolo: il problema della sofferenza umana l’ha sempre toccato molto da vicino; la ricerca interiore, il cammino spirituale e mistico sono stati da sempre il suo percorso lungo tutta la sua vita. La sua unica guida, l’Amore che prova nel profondo, in continuazione.

  Era notte quella volta, si vedeva poco perché Tenshiro stava percorrendo strade di campagna molto poco illuminate. Improvvisamente un incontro inaspettato: timoroso, quello, si muoveva vagando senza direzione un po’ in qua e un po’ in là, smarrito negli occhi si avvicina e gli dice: “Mi sono perso, non so dove sono e non riconosco questo posto”. Tenshiro lo guarda e vede i suoi occhi sinceri, gli allunga la mano per offrirgli il suo aiuto, sente che lui accetta e si lascia guidare. Tenshiro non sa quale sia la sua casa, non conosce la direzione, allora gli dice “Portami!” e lui lo guida restandogli a fianco mentre s’ incamminano di buon passo. Quello gli resta sempre vicino e Tenshiro lo sente felice, lo sta portando, c’è comunicazione e intesa. Al bivio quello si ferma e  guarda di nuovo Tenshiro esitando. Lui però non sa da che parte sia la sua casa e gli dice “Portami!”. Ancora una volta non risponde nulla: si rimette in moto e guida lui il passo. Tenshiro lo sente felice, allungano un po’ l’andatura, c’è molta strada; restano sempre fianco a fianco, decisi. Dopo un po’ arrivano a quella che s’intuisce essere la sua grande casa. L’enorme cancello tutto bianco è spalancato, così senza indugi entrano. E’ un grande giardino tutto verde e fiorito, molto tranquillo, molto curato. Tenshiro chiama il padrone di casa chiedendo se c’è qualcuno e lui, vedendoli, gli viene incontro di lontano. Prima che sia vicino i due si abbracciamo ancora una volta e poi non si dimenticheranno mai. Era un grande dolce Lessie perso per le vie del mondo. E’ così che devi fare col tuo cuore. Se non è lui a portarti non c’è strada che sia quella giusta.



08 set 2020                         Claudio Panicali

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