Le Mie Belle Frasi

   In questi ultimi giorni mi capita spesso di leggere sui social net alcuni post di persone che pubblicano una bella immagine con sopra frasi come “Le Cose che non ti piacciono affrontale, senza mai evitarle. Se ti fanno paura, entraci dentro. E’ l’unico modo per terminarle e non fartene più seguire”. Devo dire che è una grande verità. Se sperimentata si manifesta come reale ed efficace. Nella stessa pagina, tuttavia, poco prima c’è un altro post con immagini cruente che mostrano violenze su animali cuccioli da allevamento intensivo. L’autore commenta l’immagine violenta con epiteti scurrili e aggressivi.
   Ora mi chiedo come fanno a coesistere questi due aspetti nella stessa persona a distanza di poche ore. Credo di capire che moltissimi postano belle frasi che non comprendono, che non sono vissute, non capite nel profondo e nemmeno sperimentate nel loro significato interiore. Infatti, alla prima provocazione, vedi violenza sui cuccioli, irretiti non resistono e reagiscono in modo concitato e febbrile. Respingono, insomma, anziché lasciar passare, proprio come si raccomandava di non fare nel post precedente in modo da essere liberi da simili entità malefiche.
   A leggere sembra quasi che la vita vissuta e quella letta e scritta siano due diverse: si scrive di quanto sia dolce la pioggia estiva sulla faccia e di come ci si bagna di universo, ma se arriva un temporale improvviso partono parolacce e bestemmie perché ci sta bagnando e si sono lasciati i finestrini dell’auto un po’ aperti. Ho come l’impressione che manchi un “collegamento” fra i due momenti, fra questi due stati interiori: nel primo cerco di vivere una situazione d’ispirato benessere attraverso parole evocative e soavi e nel secondo mi scontro con i fenomeni quotidiani più banali.
   E’ evidente che c’è il desiderio di maggior pace e di affrancamento dalle pene quotidiane, ma ancor più evidente è che si tenta solamente di fuggirle e lo si fa leggendo e scrivendo di realtà immaginarie: il ritorno improvviso alla realtà ordinaria sarà ancor più violento e aggressivo, in questo modo. E’ anche evidente che non c’è un vero “impegno” nella ricerca interiore. Infatti, nelle medesime pagine social net, si legge anche un altro post che dice: “Il dolore lo chiami nemico finché non lo comprendi, poi lo chiami maestro”. Vorrei chiedere, allora: “Il dolore che ti provocano i cuccioli abusati, come lo vivi? Rispondendo con invettive?”.
   Non dovremmo mai dimenticare che le “belle frasi” non sono un insegnamento, sono solo belle frasi! L’insegnamento arriva solamente quando cominci ad impegnarti davvero a fare “ricerca interiore”. Altrimenti tutta la poca energia che rimane dalla giornata la usi tutta per leggere, scrivere, copiare, incollare, rileggere, perderti in un mare di frasette, di chi? Di lui, non siamo amici, ma è amico di lei, che è nel gruppo di lei, che ieri … Infine arriva il sonno. Sono migliore di prima? Ho compreso il dolore e a cosa serve? Ho provato a trascenderlo? Con me funziona? E’ evidente che s’impone una scelta coraggiosa: “Continuo a dormire oppure mi sveglio?”

09/ago/2019                          Claudio Panicali

Della Coscienza Vol 1e2 Imgjpg      Per “espandere” l’argomento e per comprendere di più, i miei libri, “Della Coscienza” Vol. 1 e “Quali Sono Le Porte”, Vol. 2, li trovi Qui. E’ in preparazione il Vol. 3  “l’ultima Porta” lultima porta Copertina Minijpg  (uscita prevista ottobre 2019).

La Biografia dell'autore, invece, la trovi Qui.

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