Iniziamo!

   Nelle precedenti sei pagine abbiamo letto parole come realizzazione, percorso spirituale, cosmologia, terzo occhio. Per cominciare, però, vorrei partire dalla motivazione che spinge per prima una persona ad uscire dal guscio della confortevole abitudinarietà, perché non sempre questa è così confortevole, perché a tratti sembra pesare, sembra zavorrarci proprio quando correremmo veloci nel vento, di vetta in vetta, di mare in mare spinti da un'intuizione, da un sentimento profumato di terre lontane, quasi fossimo zattera in mezzo all'oceano e d'improvviso un urlo di gabbiano ci annunciasse un lido vicino, una baia, una terra sconosciuta e familiare al contempo. Uscire dalla trappola dell'abitudine si può, si deve; è un' attività (o meglio una inattività) che non fa parte della vita serena e realizzativa di un essere umano elevato. Se cerchiamo di scrollarci di dosso alcune cose della nostra vita che a volte riconosciamo come fardelli, dobbiamo darci una scossa, ritrovare un po' d'energia; quanto basta per un nuovo proposito, una risvegliata primaverile voglia di vivere, di fare esperienze, di conoscere, perché ci rendiamo conto, alle volte, che non abbiamo nulla, nulla che sia importante, nulla che ci dia una risposta vera e soddisfacente. Qualcuno ci direbbe "Ma qual è la domanda?" Rispondiamo: "Non lo so, ma tu rispondi!" Inutile dire che nessuno ci sa rispondere, tranne che in pochi rari casi. Io però rispondo, e ti dico: "C'è una chiave e c'è una porta; se hai la chiave ti darò la porta e  se hai una porta ti darò la chiave".
   Cos'è che ci annoia? Cos'è quel senso di "mancanza" che proviamo alle volte (sopra tutto le donne, che sono infatti spiritualmente più avanzate degli uomini), magari a sera, come non fossimo riusciti, nonostante il lavoro, i figli, l'auto, la casa, gli amici/amiche, a soddisfarci? Perché abbiamo bisogno di progettare la prossima vacanza (che è fra dieci mesi) e consolarci continuamente con quel pensiero d'evasione? Ma siamo sicuri di stare facendo la cosa giusta, che è meglio per noi, quindi per la nostra famiglia, per i figli, per la nostra vita? O non ne avremo mai abbastanza? O vorremo sempre di più? O rimarremo un giorno con un pugno di mosche e sarà troppo tardi per qualunque altra cosa? E' chiaro che se questo è il tuo ultimo pensiero, questa ricerca fa per te; questo tuo ultimo pensiero è la tua porta o la tua chiave, sei nel posto giusto al momento giusto, congratulati con te stesso/a e vediamo come andare avanti. Per ogni passaggio, di qualunque genere c'è sempre bisogno di due entità (tre se contiamo chi passa): il varco e lo strumento, il lavoro e l'utensile, la porta e la chiave. Avere uno solamente dei due singolarmente non porta a nulla, è sterile; la singolarità è una soltanto ed è l'unità totale di ogni cosa ed esistenza, è la coscienza universale, non esistono altre singolarità, in quanto una delle tre chiavi fondamentali è la comunicazione e, come appare evidente, questa esiste solamente se c'è presenza di minimo due entità. Per tanto, essere qui adesso è realmente essenziale, vuol dire essere chi possiede la potenzialità di creare, di operare il cambiamento, di aprire il passaggio, di andare oltre la soglia. Da quando l'essere umano ha acquistato coscienza di se stesso e da quando ha cominciato ad usare il pensiero, il suo tormento è stato sempre ed unicamente lo stesso; è così invariabilmente per tutti. Come abbiamo visto meglio nel paragrafo quattro, "Chi", solo alcuni sono pronti per stare qui, come si dice "per reggere la porta", questa porta. Cosa vuol dire reggere la porta? E' molto facile da spiegare con un esempio: sto proprio ora leggendo qui e mi piace, mi interessa, mi ci trovo e mi incuriosisce, ma arriva mio figlio che mi chiede aiuto nei compiti di scuola; "certo" rispondo, mi alzo e vado. Non appena ho finito con lui, penso, torno qui, ma mi accorgo che è già ora di cena, devo chiudere. Spengo il computer e vado.
   Ecco: dove sono ora le mie intenzioni? Dov'è ora la mia insoddisfazione? Dov'è la mia domanda? E la porta e la chiave, dove sono ora, in questo momento, tutte queste cose? Riuscirò a tenere tutto con me mentre ceno, mentre vado a dormire? E il mattino dopo, avrò dimenticato tutto?
   Ecco, "reggere la porta" vuol dire che, invece, mi sveglierò e queste cose gentili non mi avranno abbandonato, ma saranno ancora con me anche andando al lavoro, fino a sera, fino a quando non riprenderò a leggere. Anche questo è un punto essenziale che fa la differenza, come visto nel paragrafo quattro. Si chiama Fiducia ed è una energia positiva, essa è generata direttamente dall'Essenza, cominciare a percepirla è un passo fondamentale, il primo.

                   di Claudio Panicali

DellaCoscienza Coperitna 5 miniJPG  Per “espandere” l’argomento e per comprendere di più, il mio libro Della Coscienza Vol 1, lo trovi Qui.   L' articolo qui sopra, sarà ripreso ed ampliato nel Vol 2 "Quali Sono le Porte" Copertina 6x9 Inch Mini2jpg , di prossima pubblicazione.

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