Cosa T’Aspettavi?

   Ho scritto e sottolineato spesso, forse ripetendomi, che in questa Via di Consapevolezza non si può agire per interesse; così come non si può amare per essere amati, ne’ dare per ricevere. Ho anche più volte messo in evidenza come un cercatore deve essere “libero” dal cercare e dal trovare; ovvero, libero dall’immagine di ciò che cerca, o non troverà mai nulla da se stesso, come un eterno cercatore, senza fine.
   Questa è una Via di Consapevolezza, ripeto: in essa le cose funzionano in modo diverso che non nel mondo che conosciamo bene. Nel mondo, hai bisogno di sapere senza dubbio di cosa hai bisogno, devi conoscere la forma di quello che cerchi per poterlo riconoscere fra mille altre. Usi, quindi, l’immagine mentale che hai per poter fare una scelta. Qui non funziona così. Qui non abbiamo una scelta, non abbiamo e non dobbiamo avere un’immagine di quel che desideriamo. Semplicemente, non possiamo ricorrere ai servigi della mente. E’ come un’altra dimensione, non logica, non lineare, non deduttiva.
   Ogni volta che, in questa ricerca interiore, sappiamo cosa aspettarci dalla nostra azione, otteniamo un’altra faccenda del mondo, una delle solite, una di più, un’altra “distrazione”, un’altra situazione ingannevole. Al meglio non otteniamo nulla. Quando, invece, agiamo con fiducia, seguendo l’istinto, il cuore, facciamo quello che sentiamo giusto per noi, lo facciamo e basta, allora qualcosa accade; inaspettatamente, senza rumore, con la dolcezza della natura e la forza dello spirito.
   Quando si parla di “illuminazione”, generalmente ci si riferisce ad un fenomeno che i buddhisti zen hanno meglio di altri saputo esprimere con chiarezza e semplicità; e sempre in generale si fa riferimento a due tipi di illuminazione: una è totale, improvvisa ed onnipervadente (quella del Buddha Shakyamuni, il principe Siddharta), l’altra è come un cielo stellato, tutto puntinato di mille piccole illuminazioni e di frequenti divini contatti con l’eterno e il sacro. Ecco, ora vi faccio l’esempio di una di queste ultime; vi riporto le parole (l’autrice ha dato il permesso) di una ragazza che legge qui, come tanti altri e con cui scambio qualche battuta scritta su come percorrere con maggiore chiarezza il cammino.
   “Claudio, se una cosa capita per uno, due o tre giorni, potrebbe essere casualità ma se continua non la definirei tale: sono vari giorni che mi sento bene e da tre mi è tornata la voglia di ridere e di scherzare serenamente. Quando mi dicesti che avevo bisogno di scendere in giardino ad accarezzare le rose e ad abbracciare un albero, ti dissi di non aver avuto sensazioni. Chissà, forse perché immaginavo dovesse succedere qualcosa di tangibile, di visibile. Inoltre, mi dicesti che se l’avessi fatto, quella sarebbe stata la tua mano sulla mia fronte, quella che desideravo da te e che ti chiedevo. Invece, dentro di me pensavo: “Non succede nulla”. Di fatto, non è avvenuto nulla di quello che mi aspettavo. Oggi però, sorprendentemente, ho avuto la risposta: quella ritrovata gioia di vivere, ridere, scherzare e amare è la conferma che qualcosa è accaduto davvero. Ti ringrazio sei un amico prezioso, ti voglio bene”.
   A queste parole mi sono commosso. Come tutti potete provare, ciò che accade, non è mai “nulla di ciò che ci aspettavamo”. Se la fiducia nel nostro Cuore, nel nostro Cammino è vera e se noi siamo Umili ed Onesti con noi stessi, impariamo a non aspettarci nulla, eppure … Tutto accade.
   Messa da parte e dimenticata la lenta lumacona della mente, la casa non è per nulla vuota, ho fiducia e continuo il cammino. Un giorno di primavera poi, scopro qual’ era il senso zen di “Vuotare la propria tazza”. Mille benedizioni.

     30/mar/2019                         Claudio Panicali

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